Crea sito

Soffocare di Chuck Palahniuk

L’arte non nasce mai dalla felicità.

Finchè non trovi qualcosa per cui lottare ti accontenti di qualcosa contro cui lottare.

Voglio dire, cosa mai ci può essere di meglio del sesso?
Una cosa è certa: il peggiore dei pompini sarà sempre meglio, per dire, della più profumata delle rose…del più fantastico dei tramonti. Delle risate dei bambini.
Io non credo che leggerò mai una poesia bella quanto una di quegli orgasmi che ti mandano a fuoco, ti fanno venire i crampi al culo, ti inondano le budella.
Dipingere un quadro, comporre un’opera, sono tutte cose che fai per riempire il tempo tra una scopata e l’altra.

Che la tortura è vera tortura e l’umiliazione vera umiliazione soltanto quando si sceglie di soffrire.

Lamentarsi non significa creare qualcosa. Ribellarsi non significa ricostruire. Sbeffeggiare le cose non significa cambiarle.
Si, forse abbiamo fatto a pezzi il mondo, ma adesso non abbiamo idea di come ricostruirlo.
La mia generazione ha sempre ridicolizzato tutto quanto, ma il mondo non è migliorato tanto così. Abbiamo passato tanto di quel tempo a giudicare quello che avevano creato gli altri che, alla fine, di nostro abbiamo creato ben poco.

Cioè, quante volte un uomo può sentirsi ripetere che è un oppressore, che è un prevenuto, che è un nemico, prima che decida di gettare la spugna e diventare un nemico davvero? Insomma, porco maschilista mica ci nasci, ti ci fanno diventare, e sempre più spesso sono proprio le donne a fartici diventare.

Ormai non viviamo più nel mondo reale. Viviamo nel mondo dei simboli.

Per anni la gente si era fatta in quattro per trasformare il mondo in un posto sicuro e organizzato. Nessuno si era reso conto di che noia sarebbe stata. Una volta che il mondo fosse stato diviso in proprietà, sottoposto a limiti di velocità e piani regolatori e tassato e irregimentato, una volta che tutti fossero stati esaminati e registrati e provvisti di un indirizzo e di documenti. Nessuno aveva lasciato spazio all’avventura, se non al tipo di avventura che si può comprare. Su un ottovolante. Al cinema. E anche così, sarebbero state emozioni finte. Perchè uno lo sa benissimo che alla fine i dinosauri non mangeranno i bambini. Il pubblico delle proiezioni di prova si è espresso contro qualsiasi remota possibilità di finta catastrofe. E non esistendo la possibilità che si verifichi una catastrofe vera, un rischio vero, ci è preclusa anche ogni possibilità di salvezza vera. Ebrezza vera. Eccitazione vera. Gioia. Scoperta. Invenzione.
Le leggi che ci permettono di vivere sicuri sono le stesse che ci condannano alla noia.
Se non possiamo accedere al caos autentico, non avremo mai autentica pace.

L’irreale è più potente del reale.
Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l’immaginazione.
Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, be’… la gente muore.
Ma le cose fragili, come un pensiero, un sogno, una leggenda, durano in eterno.
Se riesci a modificare il modo di pensare delle persone. Il modo che hanno di vedere se stessi. Il modo che hanno di vedere il mondo. Se riesci a fare questo, allora puoi cambiare il modo in cui vivono. Ed è questa l’unica cosa duratura che puoi creare.

Come se davvero potessimo immaginare il passato. Il passato, il futuro, la vita sugli altri pianeti, tutto è cosi irrimediabilmente un’estensione, una proiezione dalla vita così come noi la conosciamo.

Ogni cosa in più che possiedi, è solo l’ennesima cosa che un giorno perderai.

Appena uno trova una buona ragione per farle, le cose perdono il loro fascino.

E non c’è via di fuga, per chi vive in fuga.

La strada tagliò attraverso tante cose – case, fattorie, alberi -e di li a poco i due si ritrovarono su un ponte che attraversava un fiume che correva a perdita d’occhio da entrambi i lati.
“Su, svelto” disse la mamma.”Disegna il fiume.”
Come se quel fiume l’avesse appena scoperto lui,  come se stesse scoprendo il mondo intero in quell’istante, disse la mamma al ragazzino, disegna una nuova mappa, una mappa del mondo tutta tua. La mappa del tuo mondo.
“Non voglio che accetti il mondo così com’è” disse.
Disse: “Voglio che te lo inventi. Voglio che tu abbia questa capacità. Di creare la tua realtà,. Le tue leggi. È questo che voglio tentare di insegnarti.”
Nel frattempo il ragazzino aveva preso una penna, e lei gli disse di disegnare il fiume sul diario. Disegna il fiume e quelle montagne là davanti. E poi dagli un nome, disse. Non con le parole che conosci già, ma inventandone di nuove che non significhino già un sacco di altre cose.
Gli disse di creare i suoi simboli.

Perchè l’unica frontiera che ci rimane è il mondo dell’intangibile, le idee, le storie, la musica, l’arte.
Perchè la realtà non arriva mai dove può spingersi l’immaginazione.

Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stichi di santo o sessodipendenti. Eroi o vittime a lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi. A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro.
Oppure possiamo scegliere da noi.
E forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.