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Siddharta di Hermann Hesse

Amaro era il sapore del mondo. La vita, tormento.

Ed ecco, ora tu sei diventato un uomo, e scegli da te la tua strada. Possa tu percorrerla fino alla fine, amico mio! Possa tu trovare la liberazione!

Questo è il motivo per cui continuo la mia peregrinazione: non per cercare un’altra e migliore dottrina, poichè lo so, che non ve n’è alcuna, ma per abbandonare tutte le dottrine e tutti i maestri e raggiungere da solo la mia meta o morire.

Il senso e l’essenza delle cose erano non in qualche cosa oltre o dietro loro, ma nelle cose stesse, in tutto.

Questo è ciò che gli stolti chiamano magia, credendo che sia opera dei demoni. Ognuno può compiere opera di magia, ognuno può raggiungere i propri fini, se sa pensare, se sa aspettare, se sa digiunare.

La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra e si rigira nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino.

Oh, non era forse il tempo la sostanza d’ogni pena, non era forse il tempo la sostanza d’ogni tormento e d’ogni paura, e non sarebbe stato superato e soppresso tutto il male, tutto il dolore del mondo, appena si fosse superato il tempo, appena si fosse trovato il modo di annullare il pensiero del tempo?

L’uomo che cerca veramente, l’uomo che veramente vuole trovare, non può accogliere nessuna dottrina.

E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita.

Quando qualcuno cerca, allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sè, perchè pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perchè ha uno scopo, perchè è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: essere libero, restare aperto, non avere scopo.

Questo è uno dei miei pensieri, di quelli che ho trovato io: la saggezza non è comunicabile. La saggezza che un dotto tenta di comunicare ad altri, ha sempre un suono di pazzia.

La scienza si può comunicare, ma la saggezza no. Si può trovarla, si può viverla, si può farsene portare, si possono fare miracoli con essa, ma dirla e insegnarla non si può.

Le parole non colgono il significato segreto, tutto appare sempre un pò diverso quando lo si esprime, un pò falsato, un pò sciocco, si, e anche questo è bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d’accordo, che ciò che è tesoro e  saggezza d’un uomo suoni sempre un pò sciocco alle orecchie degli altri.

Forse è questo che ci impedisce di trovar la pace: le troppe parole

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