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Norwegian Wood di Murakami Haruki

La morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante.

I morti restano morti, ma noi dobbiamo vivere.

Le persone che sembrano squilibrate a me sono tutte quelle che vanno in giro per il mondo senza nessun problema.

Sono molto più paziente con gli altri di quanto lo sia con me stessa, e mi è molto più facile tirare fuori i lati positivi nelle cose degli altri che non nelle mie. Sono un tipo così. È un pò come essere quella superficie ruvida sulla scatola dei fiammiferi. Il che mi sta benissimo, intendiamoci. Meglio essere una scatola di qualità che un fiammifero scadente.

È come se non mi fossi riabituato al mondo. È come se questo non fosse il mondo reale, come se tutto quello che c’è attorno, comprese le persone, non fosse reale.

Che scoppi o non scoppi la rivoluzione, le persone comuni continueranno a vivere modestamente nelle loro modeste abitazioni. Cosa vuoi che sia dopotutto la rivoluzione? Cambiare il nome del governo.

Nel momento stesso in cui viviamo, cresciamo in noi la morte.

Mentre prima per ricordarla mi bastavano cinque secondi, i cinque secondi sono diventati dieci, poi 30, poi un minuto. Il tempo si è allungato pian piano, come le ombre al tramonto. E mi chiedo se di questo passo alla fine il suo viso non sarà inghiottito dall’oscurità.

A volte ho l’impressione di essere diventato il custode di un museo. Un museo vuoto, senza visitatori, a cui faccio la guardia solo per me.

Eravamo vivi, e l’unica cosa a cui dovevamo pensare era continuare a vivere.

 

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