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Il Suono della Montagna di Yasunari Kawabata

Shingo non aveva mai provato nella sua vita un affetto tanto forte da chiedere a una donna di osservare tutto ciò ch’egli vedeva.

Era la voce di chi cammina solitario nella disperazione più buia. Era il gemito di un piccolo bambino che chiama la madre nel dolore, nella sofferenza insopportabile o sotto la minaccia di un pericolo di vita. Pareva anche una voce che chiama aiuto dal fondo di un’esistenza peccaminosa.

Nel mondo esistevano degli estranei che si assomigliavano come se fossero padre e figlio. Ma non dovevano essercene molti. L’uomo davanti a Shingo era unico per la ragazza, e lo stesso poteva dirsi della ragazza per l’uomo. Forse era l’unica coppia del genere che esisteva al mondo. Ma essi continuavano la loro esistenza senza nemmeno immaginare la presenza dell’altro.
Un giorno la coppia aveva preso lo stesso treno. Era stato il loro primo incontro, e probabilmente non si sarebbero visti più. Solo una mezzora in tutta una lunga vita. Si erano divisi senza scambiarsi nemmeno una parola. Erano seduti uno accanto all’altro ma non si erano nemmeno guardati in faccia. Molto probabilmente non si erano neanche accorti della loro somiglianza. Avevano compiuto un miracolo e non se ne erano accorti.

Non si può parlare con gli stessi termini in tempo di guerra e in tempo di pace.

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