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Elogio dell’Ozio di Bertrand Russel

Vi sono due specie di lavoro: la prima consiste nell’alterare la posizione di una cosa su o presso la superficie della terra, relativamente a un’altra cosa; la seconda consiste nel dire ad altri di farlo. La prima specie di lavoro e sgradevole e mal retribuita; la seconda è gradevole e ben retribuita, ed è anche suscettibile di infinite variazioni. Per esempio, non soltanto vi sono persone che danno ordini, ma anche persone che danno consigli circa gli ordini che bisogna dare. Di solito due gruppi organizzati di uomini danno simultaneamente due tipi di consigli opposti: ciò si chiama politica. Questo genere di lavoro richiede un talento particolare che non poggia sulla profonda conoscenza degli argomenti sui quali bisogna esprimere un parere, ma sulla profonda conoscenza dell’arte di persuadere gli altri con la parola o con gli scritti: la pubblicità.

L’etica del lavoro è l’etica degli schiavi, e il mondo moderno non ha bisogno di schiavi.

Il concetto del dovere, storicamente parlando, è stato un mezzo escogitato dagli uomini al potere per indurre altri uomini a vivere per l’interesse dei propri padroni anzichè per il proprio.

Supponiamo che, a un certo momento, una certa quantità di persone sia impegnata nella produzione degli spilli. Esse producono tanti spilli quanti sono necessari per il fabbisogno mondiale lavorando, diciamo, otto ore al giorno. Ed ecco che qualcuno inventa una macchina grazie alla quale lo stesso numero di persone nello stesso numero di ore può produrre una quantità doppia di spilli. Il mondo non ha bisogno di tanti spilli, e il loro prezzo è già così basso che non si può ridurlo di più. Seguendo un ragionamento sensato, basterebbe portare a quattro le ore lavorative nella fabbricazione degli spilli e tutto andrebbe avanti come prima. Ma oggigiorno una proposta del genere sarebbe giudicata immorale. Gli operai continuano a lavorare otto ore, si producono troppi spilli, molte fabbriche falliscono e metà degli uomini che lavoravano in questo ramo si trovano disoccupati. Insomma, alla fine il totale delle ore lavorative è ugualmente ridotto, con la differenza che metà degli operai restano tutto il giorno in ozio mentre metà lavorano troppo. In questo modo la possibilità di usufruire di più tempo libero, che era il risultato di un’invenzione, diventa un’universale fonte di guai anziché di gioia. Si può immaginare niente di più insensato?

Ormai il sapere, ovunque, comincia ad essere considerato non come un bene in sè o come un  mezzo per creare un’ampia e umanistica visone della vita in generale, ma semplicemente come un ingrediente dell’abilità tecnica.

Quanto più i governi corromperanno la mente dei loro sudditi; quanto più grandi saranno le difficoltà economiche del presente, tanto più chi ne soffre si lascerà sedurre dallo specchietto per allodole e passerà dalla sobrietà intellettuale in favore di qualche ingannevole fuoco fatuo.

Ogni scrittore sa quanto la letteratura soffra per le esigenze commerciali: quasi tutto ciò che è scritto con piglio vigoroso offende questo o quel gruppo, e perciò le vendite calano. È difficile per gli scrittori non misurare i propri meriti con il metro delle copie vendute, e quando un’opera scadente frutta molti quattrini ci vuole una grande forza di volontà per produrre opere eccellenti e vivere in miseria.

Chi detiene il potere non è cinico, giacché ha la possibilità di imporre i propri ideali. Le vittime dell’oppressione non sono ciniche, giacché hanno il cuore colmo di odio e l’odio, come ogni passione violenta, porta con sè una scia di fedi secondarie.

I governanti di questo mondo sono sempre stati stupidi, ma non hanno avuto in passato il potere che hanno oggi.

Il conformismo nelle manifestazioni materiali della vita può anche avere scarsa importanza, ma il conformismo di pensiero e di opinione è molto più pericoloso.

La standardizzazione, sebbene possa avere svantaggi per l’individuo eccezionale, aumenta probabilmente la felicità dell’uomo medio, giacché egli può esprimete i suoi pensieri con la certezza che siano simili ai pensieri di chi lo ascolta.

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