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E poi di Natsume Soseki

Perchè era abituato a quella vita, così come la medusa galleggia nel mare senza cognizione che l’acqua e salata.

Una popolazione che subisce a tal punto la pressione dell’Occidente non ha libertà mentali, e non può realizzare nulla di valido. La gente cade in massa nello sconforto, perchè l’istruzione che riceve è minima, e lo sfruttamento che subisce estremo, tale da ridurre allo sfinimento. Prova  a parlare con qualcuno:la maggior parte delle persone sono istupidite. Incapaci di concepire delle idee che non li riguardino direttamente, che esulino dai loro problemi quotidiani. Per forza, tutti sono troppo stanchi per pensare. Disgraziatamente, lo sfinimento fisico va di pari passo con il deterioramento spirituale. E non è tutto: c’è anche il declino morale.

La società moderna era un aggregato di esseri umani solitari. La terra era una distesa senza soluzione di continuità, ma appena vi si costruivano delle case, subito si creavano delle divisioni. E gli uomini che abitavano in quelle case a loro volta finivano per essere separati gli uni dagli altri. La civilizzazione aveva trasformato la collettività in individui isolati.

Era convinto che se gli uomini avessero avuto fiducia gli uni negli altri, non ci sarebbe stato bisogno di alcun dio. Gli dei acquisivano il diritto di esistere solo al fine di liberare gli uomini dal dolore ingenerato dalla reciproca diffidenza.

Non era possibile sapere quale strada avrebbe preso nella vita, se sarebbe davvero maturato o no, ma una cosa era certa: nello sforzo di sopravvivere in quanto essere umano, il suo destino era di farsi odiare dagli altri esseri umani. Allora, vestito in modo di non attirare l’attenzione, si sarebbe aggirato nella società come un mendicante, alla ricerca perenne di qualcosa.

A suo parere, infatti, gli esseri umani non nascevano per realizzare un obiettivo. Al contrario, un obiettivo si formava soltanto quando una persona viene al mondo. Creare a priori un obiettivo, fin dall’inizio, e applicarlo a una persona, equivaleva a rubarle la libertà di movimento fin dalla nascita. Un obiettivo era qualcosa che l’essere umano doveva costruirsi da solo. Peccato che nessuno, di sua spontanea volontà, fosse capace di farlo. Questo perchè lo scopo di una vita si compiva affermandosi nel mondo, nella concretizzazione dell’esistenza stessa.

Cammino perchè desidero camminare. Quindi l’atto di camminare diventa il mio scopo. Penso perchè ho voglia di pensare. E pensare diventa il mio scopo. E come camminare e pensare per un altro fine diventano una degradazione dell’atto stesso di camminare e pensare, così agire assegnandosi un qualche scopo al di fuori della propria azione diventa un’azione degradata. Quindi coloro che si servivano della somma delle loro azioni come mezzo per ottenere qualcosa, in realtà distruggevano lo scopo stesso della loro esistenza.

Tagliati fuori dal mondo, uno di fronte all’altra, si guardavano con un intensità da perforarsi l’anima a vicenda. Entrambi spaventati dalla forza che voleva trascinarli via, insieme, contro ogni corrente.

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