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Autostop con Buddha di Will Ferguson

Tutto sommato, nel mondo esistono soltanto due categorie di uomini, quelli che se ne stanno a casa e quelli che non ci stanno mai. Questi ultimi sono i più interessanti. -Rudyard Kipling

E che cos’è l’atto stesso di camminare, se non continuare a cadere? Mettere in moto un oggetto richiede grande sforzo, eppure, superata la difficoltà della partenza, il moto diventa sempre più facile da mantenere. Si fa molta fatica a spingere un’auto, ma una volta in movimento non richiede più quasi nessuno sforzo: la si lascia andare alla sua velocità. Anche viaggiare è questione di mantenersi in movimento. Di resistere alla gravità. In caduta libera verso l’orizzonte, sempre in caduta però, mai in atterraggio.

A volte odio il Giappone. Lo odio perchè non è un luogo facile da abbandonare. E talvolta temo proprio di essere finito fuori dal mondo. Forse, quando si va fuori dal mondo si finisce in Giappone.

I fiori si staccano dal gambo. La giovinezza non dura per sempre. La primavera arriva per ricordarti che presto se ne andrà di nuovo.

È così semplice che risulta quasi banale: nella vita non esistono viaggi lineari, perchè qualunque viaggio è essenzialmente un cerchio. Se vuoi, puoi anche partire e lasciarti il tuo io alle spalle, ma alla fine è lì che ritorni sempre, come uno che si perde nella foresta, come un cane legato al guinzaglio.

In Giappone ci si muove tra i fantasmi, e il passato è sempre presente: è solo questione di imparare a vedere l’invisibile.

Se la vita è un’illusione, forse l’illusione non è per niente male. Forse l’illusione è vita. Forse la soluzione non è andare oltre, ma tirarsi indietro, imparare ad abbracciare l’illusione, imparare ad accettare il mondo effimero intorno a noi, imparare a vivere in mezzo ai miraggi.

È questo il problema con la memoria, si trasforma molto facilmente in mito.

Pianifichiamo le nostre vite in grafici, in battiti del cuore irregolari. Viviamo le nostre vite in movimento, trascinandoci dietro i nostri io precedenti, come immagini in una fotografia stroboscopica. Eppure, la natura del movimento – quell’aspetto fondamentale della nostra esistenza- ci sfugge.

Un oggetto che si muove si estende attraverso un paesaggio. Quando smette di muoversi, è una sostanza diversa, una cosa diversa. Il movimento non descrive l’oggetto, lo definisce. …
Quando ti muovi, ti estendi attraverso un paesaggio. Il pericolo, è ovvio, sta nel fatto che è un’arma a doppio taglio: quando il viaggiatore smette di muoversi, smette di esistere.

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